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Gaia-X : si è aperta la sfida europea per la sovranità digitale ?

Ottobre 2019

Gaia-X : si è aperta la sfida europea per la sovranità digitale ?

Una nuvola da 70mld di dollari
Ha un giro d’affari di quasi 70 miliardi di dollari l’industria globale del cloud ed è dominata da Amazon. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato da Synergy Research Group sul settore, che viaggia a ritmi vertiginosi di incremento dimensionale, i ricavi 2019 dei servizi per queste infrastrutture sono stimabili a poco meno di 70 miliardi di dollari, tenendo conto delle attività di IaaS (Infrastrastructure-as-a-service), PaaS(Platform-as-a-service) e di hosted private cloud. Rispetto all’anno precedente il giro d’affari è aumentato del 48% e il dominatore delle “nuvole”, Amazon Web Services, ha ulteriormente incrementato la propria quota di mercato, ben superiore al 30%, tanto da pesare sull’intero settore quanto i suoi quattro principali competitor messi insieme.

Un mercato dominato dai big tech di Usa e Cina
Quello del cloud, stando alle analisi di Synergy Research Group, è un mercato altamente concentrato, con i giganti tecnologici statunitensi a farla da padrone: i top 5 controllano i due terzi dei ricavi e, se si estende l’esame ai primi quindici providers globali, emerge che essi si dividono oltre l’80% del giro d’affari.  La graduatoria dei big, oltre ad Amazon, comprende Microsoft, Google e Ibm. Solo la cinese Alibaba rompe il monopolio a stelle strisce. Al “resto del mondo” è lasciato il 15% circa della torta, quota peraltro in discesa rispetto a un anno fa. Sarà per questo motivo, e forse anche per il timore di finire schiacciata anche nella cruciale partita della tecnologia e dei dati in una fase di accentuata rivalità tra Usa e Cina (vedi il caso Huawei e la disputa in corso sul commercio) , che l’Europa sta cercando di alzare la testa e che due Paesi di riferimento dell’Unione hanno avviato un progetto sulla scia dell’obiettivo comunitario indicato dalla nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: la sovranità digitale.

La reazione europea si chiama Gaia-X
«Abbiamo concordato di definire un approccio comune all’intelligenza artificiale sviluppando una infrastruttura dati europea sicura e sovrana, delle data warehouses e sistemi di raggruppamento dati in vari settori»: è questa la formula con cui in occasione del “Franco-German Economic and Financial Council”, i ministri dell’Economia dei due Paesi, Bruno Le Maire e Peter Altmaier, hanno sintetizzato l’impegno a creare un cloud europeo che, secondo le indiscrezioni, è stato battezzato “Gaia-X” e che vuole essere l’alternativa del Vecchio Continente a un futuro di dipendenza dagli Stati Uniti e dai colossi Usa del web. I dati e la loro gestione sono il fattore-chiave per il futuro, ha indicato lo stesso Altmaier per evidenziare l’attenzione tedesca a questo progetto i cui dettagli potrebbero emergere già in autunno. Gaia-X, secondo quanto rivelato dal sito Politico.eu,  dovrebbe diventare la piattaforma tecnologica usata dalle aziende europee per immagazzinare, elaborare e scambiare i propri dati e l’ambiente in cui poter sviluppare prodotti in collaborazione con altri soggetti. Un asset strategico dunque per il quale i temi della sicurezza e della indipendenza “politica” saranno centrali per la credibilità e il successo stesso dell’infrastruttura.

Il fattore Cloud Act come acceleratore dei progetti europei
La sfida del cloud tra le due sponde dell’Atlantico infatti non prende origine solo dalle straordinarie potenzialità economiche di sviluppo di questa infrastruttura o dalla volontà tedesca di diventare un player di riferimento nel business dei dati per le imprese, ma rappresenta anche un reazione ai malumori originati un anno fa dall’introduzione negli Stati Uniti dal Clarifying Lawfunl Overseas Use of Data Act. Il cosiddetto “Cloud Act”, approvato sulla scia della disputa tra il Governo americano e Microsoft sull’accesso ai dati nei server irlandesi, ha aperto alle autorità statunitensi l’accesso ai dati informatici conservati dai provider di cloud computing anche nel caso in cui i server ospitanti non si trovano in territorio statunitense suscitando reazioni, non solo in Europa, sulla compatibilità della nuova legge americana con le norme di tutela della privacy adottate in altri Paesi. Un tema sensibile che sta ulteriormente alimentando la volontà dell’Unione Europea di accelerare i progetti per una infrastruttura indipendente.

Redazione Radiocor